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Foto Sicilia - Sicilian Photos

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Ragusa¬

Notevoli gli allevamenti zootecnici, le produzioni di diversi cereali – in particolare il frumento – e di legumi. Di conseguenza la gastronomia del posto si avvale di queste ricchezze: ricotte, mozzarelle, provole, caciocavallo (fresco, semistagionato e stagionato) che diventano golosità irripetibili.

Nei numerosi ristoranti di città trovi di tutto; se vuoi assaggiare specialità locali, prenota prima, vedrai che ti accontentano. Tra queste i “ravioli di ricotta” (od i tradizionali gnucchìtti) al ragù di maiale; il maccu di fave secche all’aroma di finocchietto selvatico; la pasta “alla pecorara” (cipolla e dadetti di patate soffritti, fatti finire di cuocere annegati nel latte ed infine arricchiti con abbondante pecorino).

Per le carni hai ampia scelta: salsiccia cotta in ogni modo; ‘mpnàta di agnello; gallina ripiena (tradizionale per la festa patronale); e la dimenticata trippa alla ragusana (assomiglia ad una parmigiana di melanzane con strati di trippa).

E se vieni a Pasqua troverai lo sfògghiu (delicata millefoglie farcita con ricotta e salsiccia); ed i turcinùna (budelline ovine cotte in tegame). Da fine estate, a primavera, trovi ovunque le lumache (i ragusani ne vanno matti) preparate in vario modo.

Ricca la rosticceria: potrai toglierti tutti gli sfizi assaggiando ogni cosa, arancine, ‘mpanate e scacce (tra queste ultime, eccelsa su tutte, la scaccia di pitrusinu – di solo prezzemolo - ). Se vuoi mangiare pesce fai un salto a Marina di Ragusa, vero tempio dei doni di Nettuno.

Acate¬

Ad Acate, dal piazzale del Castello (l’unico, vero castello antico dell’area), potrai dall’alto ammirare le più estese colture di uve da vino e da tavola di tutto il ragusano.

I territori dell’acatese sono ancora tra i pochi che consentono piccoli allevamenti di pecore: negli ovili assaggia sul posto -al mattino presto – la migliore ricotta del mondo, quella di pecora, ancor calda ed annegata nel “siero”; e chiedi al pastore (con insistenza perché geloso) una “pezza” di tuma o di pecorino fresco che ti porterai dietro. Scendi nella vallata e troverai una cantina fornitissima di ottimi vini.

Non potrai fermarti né a colazione né a pranzo (in paese mancano ristoranti e trattorie): un peccato perché, tra le specialità di “casa”, avresti potuto assaggiare la pasta con la zucca “lunga”, rossa di pomodoro (pasta ca cucùzza); l’agnello (o castrato) al forno; od ancora – in tempo di caccia – i sarmùgghi (piccoli coniglietti) “alla cacciatora”.

Nelle famiglie è ancora viva la tradizione di preparare la dolce mostarda d’uva (mustàta), ed anche , oggi più rara, la mostarda di fichidindia (mustàta di ficurignia).

Informati, discreto, e ti indicheranno la casa dove qualcuno vende capuliàtu (pomodoro secco tritato) e stràttu (concentrato di pomodoro): fanne incetta, sono i migliori di tutta la provincia.

Chiaramonte Gulfi¬

Da Acate prosegui – attraverso la S.P.3 – per Chiaramonte Gulfi: per strada troverai diverse Aziende Vinicole dove sarà gradita la tua visita (ti offriranno senz’altro assaggi di preziosi vini ).

Vedrai, man mano che Sali, antichi oliveti che forniscono uno dei più raffinati oli di Sicilia: porta a casa alcune bottiglie di extra vergine per quando.- lontano – vorrai sentire il vero sapore dell’ olio.

Nell’ area operano alcune aziende conserviere che riescono ad imprigionare – sott’olio – sapori irripetibili: cippi (pomodori spaccati e seccati al sole); capuliàtu ; stràttu (estratto di pomodoro); olive bianche e nere cunsàti (condite) in ogni modo; melanzane “spaghetti” (tagliate cioè a strisce sottilissime); ed altro ben di Dio.

Li trovo anche nella mia città potrai dirmi: ed io ti rispondo, fanne scorta e poi fai il confronto. In città acquista ottimi insaccati (salami; “supprissata”; salsiccia secca e fresca); e fermati a pranzo per assaggiare le specialità del luogo.

Qui si “magnifica” il porco, cucinato in tutti i modi: ti consiglio il riso al ragù di maiale; le costate ripiene (cuòsti chini); ed un rapido assaggio di jilatina (muscoli, piedini e musetto di maiale ricoperti di gelatina).

Se sarai fortunato – secondo stagione – potrai degustare i funghi “pinaroli” (funci di pinu) raccolti nella meravigliosa pineta che circonda il paese.

Comiso¬

Città antichissima dove – alla fonte di Diana – si celebrava un particolare “giudizio di Dio”: i mariti sospettosi vi portavano le mogli e facevano mescolare le acque al vino; solo se i due liquidi rimanevano separati, la donna era considerata fedele.

A parte il vino, che si continua a produrre da tempo immemore, nella campagna fertilissima si coltivano ortaggi, frutta ed agrumi tra i migliori.

Fermandoti a pranzo o a cena, ordina la pasta “alla carrettiera” (la vera: ossia con aglio crudo grattugiato, pecorino grattugiato e peperoncino); oppure spaghetti con la ricotta fresca, ridotta a crema; se invece vuoi sapori più forti, chiedi gli spaghetti ca muddica (conditi con alici salate disciolte nell’olio caldo e finale nevicata di mollica di pane tostato).

Nel periodo pasquale (puoi prenotarli però, fuori tempo, in uno dei diversi ristoranti del posto) troverai i pastìeri, cilindretti di pasta aperti in alto, farciti con fegatini di agnello ed uova, e cotti al forno.

Pur non paese di mare, a Comiso cucinano una specialità marinara: le “sarde con lattuga” (sarde fresche spinate, alternate a strati con tenere foglie di lattuga, cotte in tegame).

Numerosi i dolci: alcune pasticcerie locali ti offrono una vasta gamma di specialità che meritano – tutte – ripetuti assaggi.

Giarratana¬

Principale attività è l’agricoltura, con particolare produzione di cereali ed ortaggi in pieno campo.

Tra questi ultimi emerge la cipùdda (cipolla) bianca che meriterebbe la denominazione di tipicità: è infatti nota anche fuori provincia, per le sue notevoli dimensioni, ma soprattutto per la sapidità, dolcezza e gusto (in Agosto si tiene la sua “sagra”).

Anche qui scarsi i posti di ristorazione. E dire che di specialità gastronomiche qui si sciala. Eccone alcune.

Pani frittu cu l’ova (bocconi di pane raffermo, ammorbiditi con acqua, fritti e quindi incamiciati con uova battute e formaggio); i pisci di terra (finocchi spaccati, simili a pesci, che – lessati, passati in uovo e pangrattato – vengono fritti in olio); ancora le insuperabili mulinciàni chini (melanzane fusiformi, nella cui buccia si praticano incisioni verticali nelle quali si inseriscono aglio e cilindretti di caciocavallo).

Insuperabili le zuppe di favi pizzicati (fave secche lessate con la buccia) e di casulino (il classico fagiolino dall’occhio o dolico) conditi naturalmente con olio crudo e peperoncino.

Ispica¬

Prevalente l’attività agricola: nel suo territorio si producono enormi quantità di carote considerate tra le migliori italiane per via del loro profumo ed incisivo sapore.

Ed ancora ad Ispica si hanno i più notevoli conferimenti di carrube, che un tempo venivano utilizzate quale foraggio per gli animali ma che oggi – trasformate in farina – costituiscono un eccellente prodotto di pasticceria. Di recente – nelle campagne – sono state introdotte colture di una particolare varietà di anguria che ha dato eccellenti risultati non tanto per volume quanto per sapore e profumo.

In loco si ha una delle più moderne industrie di inscatolamento del pomodoro: ti consiglio, caro amico, di acquistare diverso scatolame (“pezzettoni” e “passate”) perché di ugual sapore non li troverai altrove.

Non di grande risonanza i ristoranti del posto, ma potrai fermarti, per un frugale quanto soddisfacente pasto, chiedendo le specialità del luogo: cavati (gnocchetti di pasta fatta in casa) con melanzana fritta e ricotta.

Quindi pomodori al forno gratinati; pipi chini (peperoni ripieni in diverse versioni, tra le quali anche farciti con carne trita);e gli eccellenti prodotti di rosticceria che gareggiano – per bontà – con quelli dei comuni viciniori.

Assaggia il pane “di casa”: se cerchi bene, troverai quello preparato ancora con il lievito di pasta acida (specifica, nel chiedere: è fatto col criscènti?).

Modica¬

Eccoti nella nobile città del barocco, che gareggia con Ragusa per il suo splendore. Nella campagna si producono cereali, carrube e soprattutto legumi tra i quali – fanne scorta – le nominate fave cucìvuli (ossia morbide alla cottura, sia dentro che fuori).

Fermati a pranzo in qualche ristorante, dove ordinerai la classica pasta o furnu a Muricana, che fa da primo e secondo per ricchezza; spezzatino di bue con patate (il sugo profumato lo si deve all’impiego di estratto di pomodoro); salsicce alla brace con contorno di ‘nsalata di partuàlla (insalata di arance), od in alternativa insalata di pomodori e cipolla.

Ma a cena vai in quelle trattorie familiari note come dammùsi: qui ordina zuppe di legumi (pasta coi ceci o soltanto ceci in zuppa; fave con agghiti (ossia le gitelle); e quindi dacci sotto con tutta la serie di scacce (focacce piatte, sempre farcite di verdure), e di ‘mpanate (le distingui dalle prime perché rotonde e spesse: il ripieno può essere di verdure, ma anche di carne o pesce).

Monterosso Almo¬

Qui vedi tutto blu (il cielo) e tutto verde (la campagna) e godi muti silenzi percorrendo le stradine strette del centro. Acquista nei negozietti cereali e legumi da consumare poi a casa tua, nelle serate invernali.

Per conservare il ricordo di questa silente cittadina, assaggia il pane cunsàtu (condito) in una qualunque salsamenteria: qui ti producono il pane più saporito di tutta la provincia, che diventa esaltante se, ancor caldo, viene inzuppato con olio, aromatizzato con origano ed arrubbinato con capuliàtu.

Se per caso dovessero invitarti in qualche casa, sfacciatamente chiedi l’assaggio della polenta di ciciruòcculu (cicerchia), ormai rara e quasi del tutto sconosciuta dalle nuove generazioni.

Se non ne dispongono, chiedi che almeno ti preparino il pastìzzu di ricotta (involucro di pasta contenente maccheroni conditi con abbondante ricotta e salsiccia da passare al forno) e, visto che hanno acceso il forno, per non dare altro disturbo, qualche rocchio di sausìzza arrustùta nna cìnniri (salsiccia arrostita nella cenere caldissima).

Fai scorta, non dimenticarlo, degli eccellenti mieli di zagara, di satra (timo selvatico), millefiori,e di fichidindia: un cucchiaio ogni mattina ti darà energia “solare” ed il ricordo quotidiano del tuo viaggio nel ragusano.

Pozzallo¬

Eccoti ora in una città di mare, che vive del mare: nel suo porto fluisce una numerosa flotta di pescherecci che giornalmente alimenta diversi mercati interprovinciali.

Hai ora la fortuna di poter mangiare pesce appena pescato: chiedi come primi piatti, la pasta cu nìuru dè sicci (al nero di seppia); oppure la pasta co masculìnu (varietà di alici a forma di siluro cotti con pomodoro e cipolla);od ancora, se ami i gusti forti, la pasta con la buttàrica (bottarga).

Ed a proposito di bottarga, acquistane un pezzo nelle pescherie (che sia spessa, ed al taglio morbida e rosea) se vorrai gustarla a fette; se dovesse poi indurire, basterà grattugiarla per condire, appunto, spaghetti con olio.

Mentre ti trovi li, compra qualche lattina di sarde salate (all’apertura del coperchio avverti un profumo ineguagliabile che stimola l’appetito);e se lo trovi, anche qualche pezzo di tonno salato (anche questo prodotto in loco) per arricchire frittelle.

Per tua conoscenza esistono a Pozzallo - oltre ai marinai – anche i “terragni”:nelle loro campagne producono cereali, ortaggi, olio e carrube.

Le paste asciutte alla salsa di pomodoro sono tra le migliori (per qualità della materia prima ma anche per maestria delle cuoche); e si assaggiano paste al forno ricchissime di mortadella, formaggio e soprattutto di uova (dentro e sopra).

A tempo di aratura trovi i cipuddùzzi (i lampascioni) che qui sanno egregiamente preparare in agrodolce. Non è raro trovare gallinelle e galletti di primo canto: se hai fortuna, la specialità del posto è quella di cucinarli in tegame in umido bianco.

Santa Croce Camerina¬

Piccola cittadina vicinissima al mare ma che vive di agricoltura specializzata: grandi quantità di primizie qui prodotte, si riversano sui mercati non solo interprovinciali ma anche del settentrione.

Sopravvivono piccoli allevamenti di bestiame che forniscono formaggio pecorino e provole dal buon sapore. Se visiti Santa Croce l’ ultimo giorno della tua permanenza in terra iblea, carica zucchine appena raccolte; peperoni variopinti; teneri e profumati cetrioli; qualche curiosissima “zucchina lunga” (appena bollita ti rinfrescherà lo stomaco); ma soprattutto i pomodori “ciliegini” che vendono anche a grappoli.

Appesi nella cucina della tua città nebbiosa, la illumineranno; resistono a lungo, e potrai così coglierli man mano, per dare anima ai tuoi minestroni od a scipiti brodetti.

Assaggia, se puoi, le telline ancor roride di acqua di mare; ed i ricci pieni di uova dal vivido colore arancio. Per carni ti consiglio l’ agnello aggrassàtu (agglassato) con patate, ricco di formaggio; e, se hai fortuna, le testine di agnello alla brace.

Scicli¬

Inizia qui il tuo pranzo con assaggi di caciocavallo fresco e semistagionato; e quindi con olive condite (lucide d’ olio vergine, all’ aroma di menta, aglio crudo e peperoncino).

Per primo piatto fatti dare la pasta ‘ncasciata (ossia in cassa, al forno); oppure il riso con la zucca d’ inverno (coronata, nel piatto, da qualche cucchiaio di ricotta fresca).

Scegli, tra le carni, le delicate polpette di puro maiale, ingentilite da graniglia di mandorle tostate. Secondo stagione potrai assaggiare diversi tipi di frittate: con patate preventivamente fritte, con la cipolla fritta, con le fave verdi, ed ancora, insuperabile, con freschissima ricotta. Ma non dimenticare i legumi: qui si cucinano, al meglio, le lenticchie ed i ceci: il segreto? l’ aggiunto “fischietto”(le costine scarnificate del maiale).

Per tutto l’ inverno, e fino a primavera inoltrata, avrai modo di gustare gli asparagi selvatici, del tutto diversi per forma, ma soprattutto per gusto, dagli asparagi comuni.

La cuccìa (frumento lessato), opere devozione, la si prepara ovunque il 13 dicembre per la festa di Santa Lucia: ma se ordini in tempo, almeno 24 ore prima, te la preparano (potrai farla condire, a scelta, con crema di ricotta; oppure con vincotto; od ancora con miele fuso).

Vittoria¬

Qui devi obbligatoriamente fermarti, almeno un giorno: basterebbe , a giustificazione, la visita all’ alba del mercato ortofrutticolo, tra i più grandi del meridione, da dove parte il 25% dell’ ortofrutta che si consuma in campo nazionale.

Ricchi gli agrumeti ed eccezionali i vigneti. Tra le specialità la pasta con la cucùzza fritta (zucchina fritta) e gli spaghetti con salsa di pomodoro coperti da fette di melanzane fritte sormontate da ciuffi di basilico riccio.

Tra le carni scegli il fegato di maiale “nella rete”, all’ aroma di alloro e cipolla (non importa se fritto o cotto sulla brace); ed in tempo di caccia il coniglio a stimpiràta (intingolo dove guazzano capperi, dadetti di sedano, olive).

Nessuna difficoltà per quanto riguarda i pesci, di tutti i tipi, ed in particolare se vai a Scoglitti. Se ti fermi in città scegli la tunnina fritta (tonno fritto all’ origano); la ‘mpanata di palùmmu (di palombo); il baccalà con patate ed olive nere.

Se hai fortuna, ma soprattutto se arrivi nei mesi giusti, qui troverai una serie di verdure selvatiche che non hanno riscontro altrove e con sapori – per te – del tutto nuovi: chiedi (senza traduzione) vurràni, raricèddi, sanacciòla, sanapùni, che ti porteranno semplicemente lessate, ben strizzate e generosamente condite con olio crudo e peperoncino.


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